5. Bar «Rednight»
8 декабря 2024, 19:59— Beh, per noi va bene. — rispose la bionda strizzandomi l’occhio. Noi chi? Io, invece, sono assolutamente disaccordo.
— Perfetto, allora aspettateci all’uscita sul retro. — disse Kirill. Tirai un sospiro, capendo che probabilmente non avevo scelta.
***
Appena uscita dalla stanza, mi sentii decisamente meglio. Nastya era al settimo cielo, mentre io continuavo a dissuaderla dall’andare con loro al club. Ma, a quanto pare, il suo gruppo preferito era più importante della sua migliore amica. Cristo, a cosa siamo arrivate? — Lis, ma che ti prende? — mi chiese Nastya, scrutandomi attentamente. — È tutto a posto, dovresti essere contenta. — Mi spaventa. — sussurrai, incapace di nascondere il tremore nella mia voce. — Si comporta davvero così sfacciatamente con tutte le sue fan? — Smettila di esagerare. Magari gli piaci. Rilassati un po’, perché devi sempre prendere tutto così sul serio?***
Aspettavamo all’uscita sul retro, e ogni minuto che passava la mia ansia cresceva. Stasera non berrò, meglio non rischiare. Poco dopo uscì tutto il gruppo dal club. Il primo era Kirill, il cui viso era nascosto da un paio di occhiali da sole. Ma da quale sole si sta proteggendo alle undici di sera? — Allora, siete pronte? — chiese, guardandoci. Nastya annuì felice, lanciandomi un’occhiata. Io mi limitai a deglutire nervosamente. Kirill prese il telefono dalla giacca e compose un numero. Sentii partire gli squilli. — ... — Lub, vieni al «Rednight», abbiamo finito, stiamo aspettando il taxi. — ... — Dai, ci vediamo presto.***
Saliamo tutti nel taxi. Durante il tragitto, provai in ogni modo a distrarmi e rilassarmi. Ma, a essere sincera, fu un fallimento totale. Le loro chiacchiere sulla musica e sul concerto erano solo un rumore di fondo. Io guardavo in silenzio le luci intermittenti fuori dal finestrino. Eravamo in macchina con Kirill e Dima. A Kostja e Pasha, invece, era toccata un’altra macchina con il loro manager. Per fortuna Kirill era seduto davanti. Non avrei retto se fosse stato accanto a me. Spesso intercettava il mio sguardo, che lanciavo di tanto in tanto verso i sedili anteriori. Ma lui continuava a guardarmi con quel sorrisetto irritante, come se fosse tutto un gioco. Un gioco che stavo decisamente perdendo. Volevo fermare l’auto e scappare via, ma rimasi seduta, stringendo forte le mani sulle ginocchia, come se questo potesse aiutarmi a mantenere il controllo su me stessa. Ma non serviva a nulla.***
Quando arrivammo al club, un odore forte di alcol e musica assordante mi colpì in pieno. La luce era fioca, intermittente, interrotta dagli strobo rossi e blu che si riflettevano sugli occhi, creando ombre false sui volti. Una scritta al neon rosso pendeva sopra l’ingresso, da cui usciva il rumore confuso della musica e delle voci provenienti dal bar. Mi sentii subito a disagio, come se fossi finita nell’epicentro di qualcosa di grande e pericoloso. Entrammo. Nastya si precipitò subito al bar, mentre io la seguii svogliata, cercando di capire cosa stessi facendo lì. Mi sedetti al bancone, continuando a osservare la folla che ballava. Nastja si prese subito da bere, mentre io restai ferma. Avevo già bevuto un paio di cocktail al concerto. — Ehi, non vuoi bere qualcosa? — si avvicinò all’improvviso Kirill. La sua mano si posò sulla mia spalla, girandomi delicatamente verso di lui. Lo guardai infastidita, scrollandomi di dosso la sua mano. — Piccola, dai, rilassati. — Non sono tesa. — risposi, cercando di nascondere il mio disagio. Forse l’alcol che avevo bevuto prima mi aveva dato coraggio, perché decisi di rispondergli con tono insolente. — E a te cosa importa? — Wow, da quando la ragazzina spaventata è diventata una gattina così ribelle? — disse con scherno. Sentii solo che la tensione tra noi aumentava. — Questa gattina può benissimo graffiarti la faccia. — sbuffai, inclinando la testa in modo giocoso. Dio, cosa sto facendo? Lo rimpiangerò di sicuro. — Kiriusha. — Come mi hai chiamato? — Non fare finta di non aver sentito. — presi d’impulso il bicchiere di Nastya e finii l’alcol rimasto. Kirill fece un’espressione sorpresa, ma tornò subito il suo solito sorrisetto odioso. Lo detesto. — Hai davvero deciso di giocare con me? — disse con una sfida nella voce. — Ma sai, la cosa mi piace. Feci un passo indietro, ma lui mi afferrò rapidamente per il polso, tirandomi a sé. — Lasciami! — esclamai. — E se non lo faccio? — la sua voce si fece bassa e giocosa. Provai a liberarmi, ma lui strinse ancora di più la presa. — Lasciami, non sei così figo come credi. Sei solo l’ennesimo ragazzo presuntuoso di una “pseudo-rock band” che pensa di poter avere tutto ciò che vuole. — Davvero? Piccola, nemmeno mi conosci. Come fai a giudicarmi così in fretta? Kirill scoppiò a ridere. Cosa c’è di divertente? Digrii i denti. Sapeva esattamente come farmi innervosire, ed era questo a mandarmi ancora più in crisi. — Forse perché ti comporti in modo arrogante e cerchi di spaventarmi? Non sono una tua fan e non griderò per un tuo sorriso. — Ah, quindi non sei nemmeno una fan? — si avvicinò ancora di più. — Interessante… Allora cosa ci facevi al concerto? — La mia amica mi ha trascinata. — Ecco qua. — disse con un sorrisetto sarcastico. Dio, sto tremando dalla paura. Non mi sono mai sentita così a disagio. Perché mi ha rivolto la parola? Si annoia? O forse è troppo tempo che non ha fan disposte a tutto? Le mie riflessioni furono interrotte da una voce familiare. — Oh, Kirill, sapevo che ti avrei trovato al bar! — arrivò una ragazza con i capelli a caschetto rosso chiaro e sopracciglia decolorate. Un aspetto insolito, ma davvero bello. — Eh, tu bevi peggio di me, — disse il ragazzo dagli occhi azzurri, sorridendo dolcemente. Notai subito come fosse cambiato. Come se da un demone fosse tornato un angioletto. E al posto di quel ghigno fastidioso, ora aveva un sorriso infantile, un po’ ubriaco. — E gli altri dove sono? E lei, tra l’altro, chi è? Una nuova fiamma per la notte? — disse una ragazza dai capelli rossi, indicandomi con lo sguardo. — Dima e Pasha stanno qua da qualche altra parte, Kostya mi pare sia andato a prendere Alina. E lei è una mia nuova amica. — Luba, — mi sorrise la ragazza. Kiril, vedendo che Luba tendeva la mano verso di me, fece un ghigno e si spostò di lato, come se la cosa non lo riguardasse affatto. — Alisa, piacere di conoscerti. E cosa mi rimaneva da fare? Dovevo mostrarmi amichevole, visto che avevo deciso di fare la coraggiosa. Avrei dovuto mantenere la parte, anche se era evidente che tremavo di paura. Che cosa stavo cercando di dimostrare? — Oh, Luba! — esclamò entusiasta la mia amica, accorsa da noi. Si conoscevano? — Da quanto tempo non ci vediamo! — strillò, visibilmente emozionata.***
Luba continuava a ridere, mentre io, cercando di nascondere il mio disagio, partecipamdo ogni tanto alla conversazione. Nastya parlava animatamente con Luba, discutendo di tutto e di niente. Ma io sentivo che, anche se distante, Kiril non smetteva di guardarmi, nemmeno per un secondo. La situazione mi irritava terribilmente. — Quindi... davvero non sei una fan? — chiese di nuovo, avvicinandosi, mentre Luba e Nastya si erano un'attimo allontanate. — Non ho tempo per essere una tua fan, — risposi cercando di mantenere la calma, anche se dentro di me tutto ribolliva. Kiril si avvicinò ancora, e percepii il suo odore: dolce, fastidiosamente familiare. Trattenni il respiro, cercando di controllarmi. — Oh, davvero? — chiese sarcastico. — E cosa fai di tanto interessante, se non sei una mia fan? — Inclinò leggermente la testa, abbassando ancora di più la voce, che ora suonava calma, quasi suadente. Stava cercando di provocarmi. — Vivo la mia vita, non quella di un “pseudo-rocker”, — risposi con enfasi, cercando di mantenere le distanze. Alzò un sopracciglio, divertito. Non avevo alcuna intenzione di raccontargli qualcosa di me. — Piccola, mi stai prendendo in giro. Oppure mi sbaglio? — disse lentamente, sottolineando ogni parola. — Sei davvero così arrogante o lo fai per finta? Se pensi che mi piaccia il tuo modo di fare, ti sbagli. Mi spaventa, e basta. — Cosa? — fece finta di non aver sentito. — Il nostro temibile gattino si è spaventato? — disse con quel solito tono beffardo. Non risposi. Cosa avrei potuto dire? Forse non ero così coraggiosa come volevo sembrare. Sì, mi spaventava a morte. E glielo avevo appena detto in faccia. Avevo appena ammesso la mia debolezza. Il cuore perse un colpo. Sentii il petto stringersi. Non volevo mostrare la mia vulnerabilità, ma le sue parole scavavano dentro di me, risvegliando quelle paure che cercavo di ignorare. Mi sentivo fuori posto, come se fossi tornata a essere quella persona che nessuno voleva, un’estranea. Nastya conosceva tutti, idolatrava quell gruppo ed era persino amica del loro manager. E io? Ero lì, accanto a quel bastardo che mi terrorizzava. E neppure Nastya era rimasta accanto a me. La paura si annidò nello stomaco. Il mondo diventò improvvisamente buio. Intorno a me c’erano musica, ombre di persone, bicchieri pieni e conversazioni indistinte, ma per me tutto si era trasformato in un vuoto totale. Il mio respiro diventò affannoso, il cuore batteva all’impazzata. Il panico mi travolse. Mi alzai di scatto, senza dire una parola, e mi diressi verso la porta. Uscita nel cortile. Buio, mi accasciai contro il muro, scivolando lentamente fino a terra. Le mani tremavano, le gambe erano deboli. Un nodo alla gola mi stringeva sempre di più. Le lacrime scorrevano senza controllo. Chiusi il viso tra le mani, cercando di proteggermi da tutto. — Tutto bene? — una voce familiare risuonò vicino a me. Non risposi, ancora incapace di respirare normalmente. Kiril mi tolse le mani dal viso, sollevandomi delicatamente il mento per incrociare il mio sguardo. Ma io chiusi gli occhi con forza, e le lacrime iniziarono a scendere ancora più copiose. — Piccola, che succede? — La sua voce era diversa: preoccupata, priva di ironia. Sembrava quasi insicuro, dolce. — Non rimanere in silenzio, ti prego. — Mi asciugò una lacrima con il pollice. — N-non sto bene, — riuscii a dire, mentre il respiro diventava sempre più affannoso. Il mio corpo tremava senza controllo. Sembrava che da un momento all’altro sarei svenuta lì, sul posto. Kiril si accovacciò davanti a me, tendendomi una mano per aiutarmi ad avvicinarmi a lui. Mi strinse tra le sue braccia. All’inizio mi irrigidii, ma poi cedetti, aggrappandomi a lui con forza, come se fosse la mia ultima speranza. Cosa mi guidava? La disperazione? O la paura?Пока нет комментариев. Авторизуйтесь, чтобы оставить свой отзыв первым!