4. Quel tipo dell'entrata.
8 декабря 2024, 19:22***
Dopo un po' di tempo, riuscimmo finalmente ad entrare nella sala. Nastia brillava di felicità e adrenalina. Ma che cazzo c'è da essere felici? Sembra di stare a una festa di bambini. Una sala piena di piccole fan vestite come se fossero appena scese da un marciapiede. Anche se... forse io non ero molto meglio di loro. Tutti urlavano a gran voce “M-O-L-L-Y”, mentre io restavo lì in silenzio. Non sapevo nemmeno chi fosse questa band, eppure ero già a un loro concerto. Imbarazzante. No. Vergognoso. Finalmente, dopo quasi mezz'ora, un batterista salì sul palco. Con sicurezza, iniziò a scandire il ritmo per il coro della folla. Dietro di lui arrivò il bassista e le urla aumentarono ancora di più. Salì il penultimo membro con una chitarra elettrica nera, con un piccolo cuoricino rosa sopra. Carino. — Ti ricordi? Te ne avevo parlato! Lo conosci, era con Valentin Strykalo, — cercò di urlarmi la mia amica, visto che a causa del rumore non si sentiva praticamente nulla. — Ah sì, e non è neanche male, carino. — Nastia mi guardò con aria interrogativa, per poi scoppiare a ridere. Sul palco arrivò l'ultimo membro, apparentemente il cantante. La folla esplose definitivamente. Io, invece, restai a guardarlo in silenzio, con gli occhi spalancati per lo stupore. Kirill?! Quel coglione che mi aveva chiesto il numero nell'entrata? — Nastia, è lui! Quel tipo dell'entrata. — dissi a voce alta, girandomi verso la bionda. — Cazzo, non può essere. Sarà solo somigliante? — No, è vestito esattamente allo stesso modo di un paio di giorni fa, è lui di sicuro. — non feci in tempo a finire la frase che la musica iniziò a suonare a tutto volume.***
Il concerto era praticamente finito. Non posso dire che sia stato così terribile come mi aspettavo. Alcune canzoni, a quanto pare, le avevo sentite più volte e conoscevo persino qualche ritornello. Ora però, c'è una sola cosa che mi preoccupa. Come caspita farò a farmi fotografare con lui al meet-and-greet? O forse lui nemmeno si ricorda di me? I miei pensieri vennero interrotti da Nastya, che improvvisamente iniziò a trascinarmi in una direzione sconosciuta. Uscimmo in un lungo corridoio del club, dove a quanto pare si sarebbe svolta la tanto attesa “sessione di autografi”. Davanti agli occhi tutto era leggermente sfocato a causa dell'alcol bevuto al bar. Ma quanto ho bevuto? Le mani iniziarono a tremare involontariamente, e le gambe erano come fatte di cotone. Ci mettemmo in una fila. Mi aggrappai forte alla mia amica, come a un salvagente. Ancora un po' e sarei caduta direttamente lì. Stringevo il telefono al petto, come se questo potesse salvarmi da tutto il disagio e l'adrenalina interna. — Alisa, puoi stare ferma? Sto per cadere insieme a te! — disse Nastya. In risposta, lasciai la sua mano e, ondeggiando leggermente, incrociai le braccia sul petto in segno di sfida. — Cristo, hai bevuto pochissimo, cos'è che ti ha sballato così tanto? — rise lei, guardandomi con scherno. — Beh, dovevo pur divertirmi in qualche modo, no? — risposi, osservando la fila. Davanti a noi rimanevano sempre meno persone, e ogni passo verso la porta aumentava la mia ansia. Cercavo di concentrarmi su quello che accadeva intorno, ma i miei pensieri tornavano sempre a Kirill. Minchia, l'ho visto solo un paio di volte e già mi ha sfinito. Come ho potuto finire qui, in fila per incontrarlo? Che razza di coincidenza è questa? Nastya continuava a scherzare e cercare di dirmi qualcosa, ma io restavo in silenzio, sprofondata nel panico. E se non mi riconoscesse? Forse sarebbe anche meglio, no? Nessun momento imbarazzante, nessuna domanda sul perché fossi scappata come un animale spaventato quella volta. — Ali, ma stai bene? Mi senti ancora? — chiese Nastia, mentre ancora una volta mi bloccavo a guardare i fan sorridenti che uscivano da quella stanza. — Sì, tutto bene, — cercai di rispondere, ma la mia voce tremava. Nastia mi diede una piccola spinta al fianco. — Rilassati, andrà tutto bene. Che ti ha fatto spaventare così tanto? Si è comportato in modo carino l’altra volta, dovresti essere contenta! — Ti sembra carino minacciarmi e comportarsi come un cazzo di maniaco? — Oh, smettila. Forse non era dell'umore giusto. — rispose Nastia, girando lo sguardo verso la porta. La porta si aprì lentamente e un uomo ci fece segno di entrare. Ecco fatto. La mia fine è arrivata... — Tocca a voi. Dall'interno della stanza si sentivano urla e risate eccitate. Nastya annuì e iniziò di nuovo a trascinarmi dentro. — Ed eccolo qui, il nostro maniaco, — mormorai piano quando entrammo in quella stanza. Ci spostammo un po' più avanti e sentii il cuore battere sempre più forte. Nastya notando il mio stato cercò di incoraggiarmi. — Mannaggia, Alisa, è solo un artista come tanti. Che può mai farti? — Un semplice artista che ricorda come sono scappata letteralmente via da lui, — risposi cercando di trattenere il tremore nella voce. La bionda alzò gli occhi al cielo. Girandomi, vidi la band. Il mio sguardo cadde immediatamente su Kirill, che abbracciava le sue fan, firmando poster e ridendo. Sembrava completamente diverso rispetto a quel giorno nell'entrata. Quando i nostri sguardi si incrociarono, sentii che il suo sorriso si fermò per un istante e i suoi occhi sembravano accendersi. Le ragazze si salutarono ed uscirono, mentre io le seguii con lo sguardo. Da qui non si scappa, minchia. Non c'è via d'uscita. — Ciao! — gridò Nastia, facendo l’occhiolino verso di me. Mi diede una piccola spinta in avanti, e capii che ormai non potevo più tirarmi indietro.Non c'è via di uscita.
Kiril si girò verso di me e io mi bloccai. Sollevò appena un angolo delle labbra, lasciandosi andare a un sorrisetto irritante. Mi aveva riconosciuta? Ma non diede a vedere nulla. — Ciao, — disse, scrutandoci dalla testa ai piedi. — Ehi raga, dove siete? Venite qua. — Dopo quelle parole, il resto della band si diresse verso di noi. Il mio cuore batteva così forte che sembrava volesse uscire direttamente dal petto. — Ciao, — riuscì a dire a stento, mentre tutto intorno a me iniziava a sfumare. Cavolo. Non berrò mai più. — Passa il telefono a quel tipo per la foto. — Indicò con un gesto il “fotografo” della serata. Nastya annuì leggermente e gli porse il cellulare. Io guardavo nervosamente le sue azioni. Che altro potevo fare? Tutti cominciarono a posizionarsi per la foto. Kostja fece cenno di mettermi tra lui e Kiril. Come al solito, non avevo scelta. A quanto pare, io non decido mai nulla. Il mio corpo tremava e il cervello si era spento. Era come se fossi improvvisamente sobria. Riuscii appena a fare un cenno col capo, incerta. Dovevo resistere. Nastya si sistemò tra Dima e Pasha. Almeno lei stava più tranquilla. Sentii una mano che, senza alcun riguardo, mi si posò sulla spalla. Sobbalzai leggermente e sentii una risatina soffocata. Come per dispetto, il tempo sembrava essersi fermato. I “fotografi” continuavano a non riuscire a sistemare quel maledetto telefono. La mano iniziò a scendere lentamente, accarezzando in modo sfacciato, ma allo stesso tempo delicato, la mia schiena. Sa cosa sia la delicatezza? Rimasi immobile, senza quasi respirare. Cosa cazzo si permette? Kiril continuava a far finta di niente, posando per la foto e aspettando che la “sessione fotografica” finisse. Le mani ripresero a sfiorarmi le spalle, poi scesero lentamente lungo la schiena. Ripercorrendo più e più volte la stessa traiettoria. Dall’alto verso il basso. Ogni volta spingendosi sempre più giù. Respirai nervosamente, cercando di non darlo a vedere e fissando sicura la fotocamera. Dentro, però, tutto si era stretto in un nodo. Non riuscivo neanche a muovermi. Cavolo. All’improvviso, sentii la mano piantarsi con forza sulla mia vita, stringendomi. Mi tirò bruscamente un po’ più vicino a sé. La paura mi bloccò ancora di più. La vista continuava a sfocarsi leggermente. Un brivido gelido mi percorse la schiena. Quando finirà tutto questo? — Fatto. — La mano mi lasciò all’improvviso e io mi sbilanciai leggermente. Il mio corpo si rilassò di colpo. Ma poi Dima parlò. — Allora, vi è piaciuto il concerto? — Guardai Nastya con nervosismo. Io di certo non avevo intenzione di rispondere. — Oh sì, è stato una bomba! Mi è piaciuto tantissimo. — esclamò la mia amica tutta entusiasta. Nella stanza calò un silenzio tombale. Tutti aspettavano che dicessi qualcosa, ma… cosa avrei dovuto dire? — E a te? — chiese infine Kiril. Vedeva benissimo che non ero per niente felice di essere lì e lo chiedeva di proposito. — Io… — iniziai, ma le parole mi si bloccarono in gola. Avevo mille pensieri, ma nessuno sembrava adatto. Sentivo i loro sguardi addosso e Kiril, a quanto pareva, si stava godendo il mio imbarazzo. — Sì, normale, — riuscii a dire alla fine. Era così poco convincente che non ci credevo nemmeno io. Nastya mi lanciò uno sguardo preoccupato, come a dire: “Cazzo, ma sei scema? Che stai facendo…”. Kiril sollevò un sopracciglio e si avvicinò, il suo respiro divenne percettibilmente caldo. — Normale? È tutto qui? — La sua voce era giocosa, con una leggera tensione ironica. Non risposi e feci un piccolo passo indietro, ma sembrava che i miei piedi fossero incollati al pavimento. Involontariamente, ricordai quel momento nel palazzo — la sua “sicurezza”, lo sguardo, quel maledetto ghigno. Ma quando siamo entrate qui, sembrava un’altra persona. Si sta prendendo gioco di me, o cosa? O gli piace spaventare la gente? Un maniaco. L:ho detto, è un maniaco. Gli altri iniziarono a chiacchierare in modo spensierato. Io rimasi in silenzio, buttando lì ogni tanto un “sì” o un “mh”. Anche Kiril non sembrava prestare troppa attenzione alla conversazione, continuava solo a fissarmi in quel modo che mi scavava dentro. — Ragazzi, che ne dite di andare in un club, allora? Portiamo anche le ragazze, sembrano buone.Пока нет комментариев. Авторизуйтесь, чтобы оставить свой отзыв первым!