2. Forse ti sto seguendo, chi lo sa.

8 декабря 2024, 18:41

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Sono già passati due giorni, e sembra incredibile, ma mio padre pare non abbia nemmeno provato a cercarmi. Domani è il mio compleanno. A dire il vero, non ho la minima intenzione di festeggiarlo. Zero voglia e zero energia. Nastya è uscita da qualche parte, i suoi genitori sono al lavoro e suo fratello minore è di nuovo impegnato in qualche attività. La soluzione migliore per me è stata uscire a fare una passeggiata. Il tempo era bellissimo, e tanto non avevo comunque nulla da fare. Ho indossato i jeans chiari di Nastya, che mi ha prestato temporaneamente, visto che non ho molte cose con me. Ho messo anche una maglia nera aderente e una giacca di pelle. Mi guardo allo specchio e mi spavento del mio stesso aspetto. Il viso gonfio e stanco con i capillari rossi scoppiati. Non è certo una bella vista, ma onestamente, adesso mi importa poco. Sistemo i lunghi capelli e finalmente esco. L’aria fresca mi riempie i polmoni e il sole splende dolcemente, come se cercasse di scacciare i miei pensieri cupi. A volte mi divorano viva. Mi divorano e non provano nemmeno un briciolo di pietà. Come faccio a liberarmene? Giro l’angolo ed entro in un supermercato, dirigendomi subito verso la cassa e mettendomi in fila. Prendo un pacchetto di Winston blu, pago ed esco. Stranamente, non mi chiedono mai il documento, anche se domani compio 18 anni... Mi siedo su una piccola panchina vicino al palazzo e tiro fuori una sigaretta. Il sapore del tabacco si mescola ai miei pensieri, ma non posso permettermi di pensare a mio padre, a cosa farà se mi troverà... La sigaretta brucia lentamente e sento la tensione scemare un po'. Il telefono nella tasca inizia a vibrare insistentemente. È Nastya. — Aliiisa, non ci crederai!! — gli urli di gioia dall’altra parte dell telefono. — Cosa è successo mo? — rispondo cercando di nascondere la curiosità nella voce. — Domani andiamo a un concerto, per il tuo compleanno! — dice tutta entusiasta. — Il concerto di Poshlaya Molly, li conosci? Sospiro. Nastya è sempre stata la regina delle iniziative, ma in questo momento non ho la minima voglia di andare a un concerto. E poi questa band… Poshlaya Molly? Ma che caspita di nome è? — Boh, non so… Non ne ho voglia. E comunque i concerti non mi piacciono. Preferisco ascoltare la musica a casa, con le cuffie. — Lis, non puoi restare a casa il giorno del tuo compleanno! — insiste lei. — E poi i biglietti sono già stati comprati, quindi non hai scelta. — Nastya ridacchia. Forse ha ragione? La vita è una sola, non posso rovinarmi almeno il diciottesimo compleanno. — Va bene, — finalmente acconsento. — Ma poi andiamo al bar. Voglio ubriacarmi e dimenticare tutto quello che è successo ultimamente. Spero davvero che serva a distrarmi dai pensieri su quello che sta succedendo nella mia vita. Se potessi, dimenticherei tutto e comincerei da zero. Ma ormai, sembra troppo tardi. Mi alzo dalla panchina e mi dirigo verso casa. Per strada vedo facce di passanti, le loro risate e conversazioni sembrano un mondo lontano, che non mi riguarda. Sprofondo di nuovo nei miei pensieri, dannazione. Ancora e ancora, ogni giorno la stessa cosa. Poi vedo un volto familiare. Quel tipo dai capelli scuri? Wow, è anche in smoking, con una macchina costosa. È un uomo d’affari o cosa? Ieri sembrava un dannato barbone. Ora però riesco a vederlo meglio: in realtà non è neanche così male. Compongo il codice del citofono, sperando che mi aprono il più in fretta possibile. Eh... le mie speranze sono probabilmente vane. Sento dei passi dietro di me. Cazzi, spero che non è lui... — Ehi, ciao, — dice fermandosi accanto a me. — Non mi aspettavo di rivederti qui. — Lo guardo interrogativa, ma lui sorride leggermente. E ora cosa dovrei rispondergli? — Mi stai seguendo, per caso? — gli dico cercando di sembrare calma. Sì, ho deciso di fare la parte della “tipa tosta”. Cosa dovrei fare altrimenti? Ieri mi ha trattato di merda, perché dovrei essere gentile con lui adesso? Il suo sorriso si allarga ancora di più. No, non è nemmeno un sorriso — è una smorfia fastidiosa. Finalmente la porta suona e questo stupido dialogo non deve più continuare. Mi volto senza aspettare una risposta e comincio ad aprire la porta. Oggi è chiaramente una giornata non mia... Qualcuno mi afferra bruscamente per il polso, tirandomi indietro. — Dove credi di andare? Non abbiamo finito di parlare. — La voce del tipo dai capelli scuri ha un tono leggermente minaccioso. Mi giro, guardandolo negli occhi. — Forse ti sto seguendo, chi lo sa. — Ma sei pazzo? Lasciami andare! — cerco di liberarmi, ma la sua presa è evidentemente più forte della mia. — Presentati, e ti lascio andare. — È troppo vicino, cerco di osservarlo meglio. Un abbigliamento pulito, apparentemente costoso, capelli neri fino alle orecchie, occhi azzurri e lineamenti gradevoli. Va bene... — Mi chiamo Alisa, contento? — allenta la presa, tirando fuori qualcosa dalla tasca. — Kirill, — mi porge il telefono. — Mi lasci il numero? — Deglutisco. Che cazzo di numero? Senza dire nulla, prendo il telefono e digito i numeri che servono. Glielo restituisco e mi volto verso le scale per salire al mio piano. — Brava, ci rivedremo presto. — dice Kirill con aria soddisfatta, chiamando l’ascensore. Per fortuna, non ne ho bisogno: Nastya vive al secondo piano.

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